Medioevo Romanzo
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L’articolo mira a riaprire la discussione sul verbo del primo verso della celebre canzone di Guido Guinizelli, presentando due nuove attestazioni indirette (nella cosiddetta Ragione nova d’amore e nel Fiore di virtù). Il discorso muove dalla sistemazione proposta nel 2004 da Stefano Asperti, che le nuove occorrenze qui esaminate contribuiscono a integrare.

This article aims to reopen the discussion surrounding the verb in the first verse of Guido Guinizelli’s famous canzone by introducing two new attestations found in the so-called Ragione nova d’amore and the Fiore di virtù. The argument builds on the framework proposed by Stefano Asperti in 2004, which the new occurrences examined here help to further refine.

L’articolo discute di alcuni aspetti testuali e linguistici del Cantico di frate Sole, ribadendo con qualche nuovo argomento l’assoluta preminenza sul resto della tradizione del codice di Assisi, su cui si fondano tutte le principali edizioni del componimento. In particolare, il contributo propone una diversa valutazione di alcune controverse lezioni del manoscritto, rifiutate da autorevoli edizioni, e ne sostiene la legittimità su di un piano tanto ecdotico quanto linguistico, ravvisandovi ora varianti difficiliores ora forme arcaiche stemperate dai testimoni recenziori.

This paper examines selected textual and linguistic features of the Cantico di frate Sole, reaffirming through new arguments the absolute preeminence within the manuscript tradition of the Assisi codex, on which all the main editions of the composition are based. In particular, the paper proposes a revised evaluation of some controversial readings of the codex, that have been rejected by pivotal editions, and supports their legitimacy on both a philological and linguistic grounds, interpreting them either as lectiones difficiliores or as archaic forms normalised by later manuscripts.

Aquest article presenta l’edició crítica d’un tractat de poètica inèdit escrit en català a la segona meitat del segle XV i d’un índex de primers versos que l’acompanya i que correspon a la taula d’un cançoner ara com ara desconegut. El text s’edita i es comenta a la llum d’altres preceptives poètiques de circulació catalana (Leys d’amors i Flors del Gay Saber, Compendi de Joan de Castellnou, Torsimany de Lluís d’Averçó, Illuminator de Jaume Borbó) amb les quals clarament està emparentat.

This article presents the critical edition of an unpublished treatise on poetics written in Catalan in the second half of the fifteenth century, together with an index of incipits preserved in the same manuscript and corresponding to the table of a now-lost songbook. The text is edited and discussed in light of other poetic treatises circulating in Catalonia (the Leys d’amors and Flors del Gay Saber, Joan de Castellnou’s Compendi, Lluís d’Averçó’s Torsimany, and Jaume Borbó’s Illuminator) with which it is clearly related.

Nell’articolo viene posta l’attenzione sul ms. München, Bayerische Staatsbibliothek, Clm 28193, codice giuridico nella cui ultima carta sono stati copiati quattro sonetti adespoti, databili tra la fine del Due e il primo quarto del Trecento, e fino ad oggi passati inosservati: si tratta di due inediti e di One cosa terena quanto sale di Onesto da Bologna e Salve, sancta veraze Ostia sacrata attribuita a Guglielmotto d’Otranto. Dopo un’analisi codicologica e linguistica, che permette di situare la copia nell’Abruzzo orientale, viene fornita l’edizione dei quattro componimenti.

This paper focuses attention on the ms. München, Bayerische Staatsbibliothek, Clm 28193, a legal codex whose final folio contains four sonnets copied between the end of the thirteenth and the first quarter of the fourteenth century. These include two unpublished sonnets alongside One cosa terena quanto sale by Onesto da Bologna and Salve, sancta veraze Ostia sacrata by Guglielmotto d’Otranto. Following a codicological and linguistic analysis that allows for the manuscript’s copying to be situated in Eastern Abruzzo, an edition of the four compositions is provided.

L’articolo presenta un confronto tra i volgarizzamenti di due libri del Nuovo Testamento, il Vangelo di Matteo e l’Epistola ai Romani, considerati nella versione α contenuta, tra gli altri, nel codex antiquior M2 (Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, It.I.2). Lo studio comparato dell’usus vertendi intende soffermarsi sulle caratteristiche tecniche, retoriche e linguistiche delle traduzioni per verificare l’identità del volgarizzatore. L’analisi evidenzia le coincidenze delle soluzioni sintattiche e lessicali che ricorrono in modo sistematico in entrambe le traduzioni, ponendo l’accento su ciò che risulta inatteso rispetto allo standard traduttivo dei volgarizzamenti coevi.

This article presents a comparison between the vernacular translations of the books of Matthew and the Epistle to the Romans examined in their Version α, preserved, among other witnesses, in the codex antiquior M2 (Venice, Biblioteca Nazionale Marciana, It. I.2). The comparative study of the usus vertendi focuses on the technical, rhetorical, and linguistic features of the translations to verify the identity of the translator. The analysis highlights the syntactic and lexical correspondences that recur systematically in both translations, placing particular emphasis on those elements that prove unexpected when compared to the translational norms of contemporary vernacular versions.

Questo articolo esamina il fenomeno del plurilinguismo in due versioni della Branche V del Roman de Renart presenti nel MS. H. Mentre la versione corta dialoga principalmente col genere agiografico e con la chanson de geste, la presenza di discorsi appartenenti alla letterature cortese e ai sermoni penitenziali nella versione lunga sembrerebbe suggerire una sua appartenenza ad una fase più tardiva dello sviluppo della tradizione letteraria gallo-romanza. L’analisi comparativa delle due redazioni dimostra i modi in cui il plurilinguismo poteva funzionare e in cui si è evoluto in testi gallo-romanzi appartenenti alla seconda metà del dodicesimo secolo.

This article examines the phenomenon of plurilingualism in two versions of Branche V of the Roman de Renart, transmitted by MS. H. Whereas the shorter version seems to mainly be in dialogue with hagiography and chansons de geste, the longer version’s indebtedness to the genres of courtly romance and penitential preaching would seem to suggest its belonging to a later period in the development of the Old French literary tradition. More broadly, the analysis this contribution provides shows the complex ways in which plurilingualism operated in Old French texts belonging to the second half of the twelfth century.

Gli studi sulla complessa tradizione manoscritta dell’Erec et Enide di Chrétien de Troyes sono tuttora fermi ai lavori di Foerster e Micha. L’articolo prende in analisi alcuni luoghi del romanzo caratterizzati da dispersione variantistica, applicando la categoria continiana di diffrazione. Concentrandosi su fenomeni di ordine prima lessicale e poi morfologico-verbale, l’indagine mostra come la diffrazione possa aiutare a comprendere i meccanismi innovativi tipici della trasmissione, e invita a una revisione complessiva della tradizione, fondata su dati più affidabili e strumenti filologici aggiornati.

Studies on the complex manuscript tradition of Chrétien de Troyes’s Erec et Enide have made no relevant progress since the contributions of Foerster and Micha. This article examines several passages of the romance marked by a wide dispersion of variants, applying Contini’s category of diffraction. Focusing first on lexical phenomena and then on verbal-morphological ones, the analysis shows how diffraction can shed light on the innovative mechanisms typical of the textual transmission, and calls for an overall re-evaluation of the tradition based on more reliable data and updated philological tools.

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